Determinazione e motivazione nello sport: prepararsi al Tuscany Trail

motivazione nello sportNei momenti più difficili la nostra mente si affolla di domande come “ma chi me lo ha fatto fare?”, “come mai succede questo proprio a me?”, “stavo così bene prima”, ecc.

Mi sono sempre chiesto cosa spinge una persona a fare fatica, a trovare la motivazione nello sport o nelle avversità e soprattutto dove trova la forza per superare tali avversità. Pensiamo ai corridori, ai ciclisti, agli escursionisti, ai fondisti ecc…

Forse anche tu sei stato almeno una volta affascinato da queste situazioni, hai cercato con curiosità di comprendere come funzionano alcuni meccanismi o hai semplicemente guardato con sano scetticismo chi, pur vivendo una vita normare e tranquilla, sceglie di cimentarsi con determinazione in imprese al limite della sopportazione.

Oggi ospitiamo Alberto Dal Magro, il primo bellunese a cimentarsi e concludere il Tuscany Trail. Alberto, oltre che essere stato un mio carissimo compagno di studi è anche un affermato professionista con la passione per la bicicletta, l’aria aperta e… la fatica. Cerchiamo di capire le strategie e le motivazioni che lo hanno spinto a mettersi alla prova in questa impresa e soprattutto le motivazioni che lo ha sostenuto in questo viaggio!

Gaetano: Immagino che tu abbia viaggiato molto “leggero”, come si vive con poco? Cosa serve veramente?

Alberto: Questa domanda è quasi filosofica… Devi ovviamente limitare il peso al massimo quindi già di partenza fai una serie di prove a casa a vedere cosa ci sta e cosa non ci sta. Ed è vero che evidentemente siamo abituati all’eccesso di oggetti e di cose che riempiono la nostra vita. Già solo dal vestiario che tiri fuori e metti sul letto per iniziare a riempire la borsa vedi che devi fare una bella scrematura perché tutto non ci starà mai e arrivi veramente a portati solo quello che serve, neanche un grammo in più. Ti regoli ovviamente anche in base al meteo che controlli fino all’ultimo minuto. Considerando che avevano previsto un meteo veramente pessimo (e poi è effettivamente stato così) ho messo dentro la classica giacca che usi praticamente d’inverno perché ho pensato che se mi fossi trovato a mille metri in piena notte sotto la pioggia non avrei voluto morire dal freddo (va bene avere determinazione, ma serve anche essere preparati) Poi naturalmente devi pensare un po’ a tutto quello che può servirti dal punto di vista meccanico perché alla bici può succedere qualsiasi cosa e in qualsiasi posto. È vero che nel percorso abbiamo toccato diversi paesi tra cui Firenze, però tra una città e l’altra capita di farti anche 100 km in mezzo quasi al nulla. Può succedere di tutto e devi essere preparato perché sarebbe veramente assurdo dover abbandonare perché non ti sei portato il pezzetto per sistemare la catena. E comunque alla fine ti trovi a caricare tutto su una bici che deve rimanere guidabile su un percorso moto impegnativo. Dai suoi 12Kg iniziali è arrivata a pesare circa 18Kg con 6Kg di bagagli: un po’ sul manubrio, un po’ sotto sella, un po’attaccato al telaio un piccolo zainetto sulle spalle e via!

Gaetano: Cosa ti sei dimenticato?

Alberto: Fortunatamente non ho dimenticano nulla. Poi è sempre in funzione di quello che ti succede, nel senso che non ho avuto nessun imprevisto meccanico e non mi è servito nulla di particolare. Avevo la camera d’aria, avevo tutto per sistemare gli inconvenienti meccanici più comuni, ma se avessi avuto un guasto imprevisto dove non avevo un pezzo a quest’ora ti starei rispondendo in maniera diversa. Anzi ho portato via qualcosa in più. Avevo previsto di fermarmi a dormire dove avrei trovato, all’aperto su un prato, sotto un bosco, dove capitava: quando calava la luce mi sarei accampato. Come ti dicevo il tempo è stato veramente pessimo per cui tutto questo non è stato possibile ed ho dovuto appoggiarmi sempre ad una struttura per passare la notte. E quindi sacco a pelo e tarp (telo per crearti una specie di tenda senza i paletti) e altre cose me le sono portate appresso per 600km ma avrei potuto benissimo lasciarle a casa. Ero motivato a dormire all’aperto, ma anche tutta la parte dell’illuminazione per viaggiare di notte non è stata usata perché come ti ripeto le condizioni non hanno consentito di fare determinate scelte.

Tuscany Trail

Gaetano: C’è una guida che ti indica cosa portare?

Alberto: Nel sito del Tuscany Trail c’è un forum e tra i vari argomenti ci sono anche dei consigli su cosa portate e cosa no. Ci sono cose obbligatorie, richieste anche dal codice della strada: luci, catarifrangente e casco. Poi come strumenti obbligatori c’è anche il GPS perché ricevi una traccia ed sei obbligato a seguirla. Il percorso non è mai segnato: non puoi tracciare 600km! Anche per la bici era consigliata una mountain bike, ma c’è stato chi ha usato una gravel o bici ibrida con più di qualche difficoltà. Sicuramente ho portato con me la voglia e la motivazione di fare questa esperienza!

Gaetano: C’è qualcosa che ti dava sicurezza tra quello che hai portato? Qualcosa che non avresti abbandonato?

Alberto: Il fatto di aver portato una bella serie di batterie per il GPS mi dava certamente sicurezza perché quella era la tua guida se rimanevi senza pile o comunque smetteva di funzionare per qualsiasi motivo di fatto dovevi abbandonare la gara.

Gaetano: Pensa che io avevo pensato alla carta d’identità e alla carta di credito.

Alberto: No beh, quella cera.

Gaetano: Cioè questa esperienza l’avresti fatta ugualmente senza o con pochi soldi?

Alberto: Diventi abbastanza animale in queste situazioni, per dirti le prime due notti io ho pedalato e non stavo a pensare chi sa dove andrò e dove dormirò questa notte, l’idea era solo andare avanti avanti avanti… mi fermo quando sono stanco e bon. Ho trovato da dormire solo grazie a delle coincidenze incredibili perché la prima sera mi ha trovato una stanza un tipo che stava cercando un hotel per se. Gli ho chiesto se aveva una stanza in più e me l’ha trovata. Una sera eravamo nel Chianti ed ha iniziato a fare un temporale fortissimo. Abbiamo visto che c’era un paesotto la vicino. Siamo andati ed abbiamo bussato alla prima porta. Abbiamo trovato una signora disponibilissima che faceva delle lezioni di cucina agli inglesi, però non aveva posto. Ha iniziato a telefonare a tutto il paese fino a quando non ci ha trovato un B&B lì vicino. In quei momenti è chiaro che mi servivano i soldi perché ho dovuto pagare queste strutture, però quello che vorrei dire è che non avrei mai avuto la determinazione di chiedere o anche solo quella di suonare a una pota di qualcuno che non conosco. Tuttavia senti che hai una necessità, che hai bisogno, perché la necessità è primaria perché hai freddo e hai bisogno di mangiare. A quelli del B&B abbiamo chiesto se facevano qualcosa da mangiare, ma loro ci hanno detto che non facevano niente e c’era un ristorante a due chilometri… abbiamo insistito tanto, anche perché erano due km in salita! fino a che la signora non è andata a casa e ci ha portato un po’ di pasta, una scatola di tonno, un po’ di pomodoro e ci ha permesso di farci da mangiare in una cucina dell’appartamento. Diventi più intraprendente e determinato nelle cose. Non partirei senza soldi però.

Gaetano: quale è il ricordo più bello che ti porti?

Alberto: Due cose. Innanzitutto conosci un sacco di persone. Fatalità con due ragazzi mi sono trovato due volte strada facendo ed abbiamo condiviso gli ultimi 150km oltre che dormire insieme. Sono nate quindi delle belle amicizie.

Come ricordi, può sembrare strano, ma delle cose che mi sono rimaste ancora adesso distanza quasi di un mese sono i profumi che ho sentito pedalando. Quando entravi in questi borghi sentivi questi gelsomini molto forti, il profumo dei fiori nella zona del Chianti, così come il profumo del mare quando nei pressi dell’Argentario.

Gaetano: dopo questa esperienza cosa è cambiato e cosa conservi? Hai delle abitudini diverse?

Alberto: Non mi spingerei a dire che un’esperienza ti questo tipo possa spingerti a cambiare delle abitudini. Sicuramente sono molto orgoglioso di come l’ho affrontata e soprattutto di averla portata a termine con determinazione dato che degli oltre 500 partecipanti quasi un terzo ha abbandonato l’impresa per vari motivi.

Tuscany Trail

Gaetano: Quale è stato il momento più difficile e come l’hai superato?

Alberto: Il momento più difficile è stato la mattina del secondo giorno quando in una discesa piuttosto ripida, inizialmente sterrata, ho fatto un frontale abbastanza violento con un’auto. Fortunatamente le conseguenze sono stata abbastanza lievi, nel senso che mi sono escoriato superficialmente però in quel momento ho pensato “game over” qui è finito tutto. La bici è voltata 10 metri più in là e soprattutto il GPS si è aperto! Sono riuscito comunque a rassembralo e mi sono rasserenato riprendendo anche motivazione. È stato un momento molto difficile ma è andata bene.

Gaetano: Ma hai mai avuto dei momenti di sconforto magari dovuti alla stanchezza?

Alberto: La mattina no, la sera sì. Arrivavi sempre un po’ oltre i tuoi limiti ed effettivamente era difficile sia da un punto di vista fisico che mentale. Mi ha motivato molto sapere che comunque avevo a casa la mia famiglia che mi sosteneva. Ero tracciato con un’applicazione sul telefonino che faceva vedere in tempo reale dove ero. È una piccola cosa ma ti aiuta sapere che c’è qualcuno che là che guarda e dice “dai dai che sta andando avanti”. E comunque con tanta determinazione perché tu devi partire motivato al massimo: c’è poco da fare. E lo ero, insomma, volevo farlo, volevo arrivare alla fine e così è stato.

Gaetano: Perché volevi fare questa esperienza?

Alberto: La motivazione è che a me andare in bicicletta piace tantissimo, cosi come vedere posti nuovi e viaggiare, quindi ho voluto unire queste due cose stando da solo. Avevo forse una certa necessità di staccare la spina e stare per conto mio. Questi quattro giorni che ho preso ormai me li stavo pregustando da gennaio che è quando mi sono iscritto a questo evento. Insomma tutta questa serie di cose avevo proprio voglia di farla!

Gaetano: Ma perché questa cosa? È quindi un po’ una sfida, perché non prendere semplicemente la bici e andare un po’ per i fatti propri per una settimana?

Alberto: Sì si potrebbe fare anche così. Forse è ancora più difficile e devi essere ancora più motivato e determinato. Quello che voglio dire è che ho voluto sfruttare questa cosa qua per dire ok la faccio e non procrastinare. È anche più facile da spiegare agli altri. Così hai una data fissa altrimenti sei sempre a dire “quando la faccio”, insomma poi va a finire che non la fai mai preso da tutti gli impegni e non trovi il tempo per le cose importanti

Gaetano: Come ti sei preparato fisicamente e psicologicamente?

Alberto: Fisicamente ho fatto una preparazione andando tanto in bicicletta. Inoltre ho abbinato una dieta che mi ha permesso di arrivare all’appuntamento particolarmente asciutto proprio per il discorso del peso. Già la bici pesa di suo, per cui un po’ limi sulle cose che porti e un po’ sul tuo peso. Non ho fatto un preparazione sulle lunghe distanze anche se sapevo di dover stare in sella 16 ore al giorno partendo all’alba ed arrivando al tramonto. Facendo le mie uscite di 3-4 ore con molto dislivello ero convinto che mi sarebbe bastato e così è stato. La voglia di farlo, la motivazione e la determinazione sono state il supporto psicologico per affrontare la fatica.

Gaetano: Lo rifaresti?

Alberto: Rifarò qualcosa di simile. Negli ultimi anni in Italia si è diffuso questo modello di gare senza supporto e sulle lunghe distanze tant’è che da poco si è concluso anche il Veneto Trail. Esistono gare in Appennino e in Trentino per cui penso che farò qualcosa.

Gaetano: Allora complimenti Alberto per i tuoi 560 km in bici. 565 per la precisione! Siamo felici di aver ospitato sulle nostre pagine un esempio di determinazione e motivazione nello sport!

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