Un metodo in 3 passi per valutare e misurare pregi e difetti di un oggetto

misura degli aspetti estetici di designTra gli aspetti più difficili da oggettivare, ossia da misurare indipendentemente da chi li osserva, vi sono i parametri estetici o di design di un oggetto, siano questi positivi come i pregi o negativi come i difetti.
Definire l’accettabilità o la non accettabilità di un difetto estetico non deve dipendere dalla sensibilità della persona che lo rileva.
Ecco un semplice metodo per dare evidenza e misura oggettiva ai difetti e alle imperfezioni di tipo estetico.


Questo semplice metodo per misurare un aspetto o un parametro estetico come il difetto di un oggetto è basato sull’attribuzione del peso che questa imperfezione ha, in base al tipo di difetto, alla sua dimensione ed alla zona dell’oggetto in cui si trova.
Con questo sistema è possibile oggettivare un parametro, che non può essere misurato dimensionalmente, indipendentemente dalla persona che lo rileva.
Il metodo è basato sul principio adottato anche da chi si occupa di sicurezza per attribuire il rischio ad un evento.
In pratica, basta seguire i seguenti 3 passi.

  1. Dividere l’oggetto in zone o parti
    L’oggetto deve essere innanzitutto diviso nelle zone tridimensionali che lo caratterizzano.
    Quindi, a ciascuna di queste parti deve essere attribuito un peso, che va da 1 per la zona meno importante, fino a 5 per la zona più importante.
    Ad esempio, se dobbiamo occuparci di un soprammobile, potremmo identificare e “pesare” le seguenti zone:

    • zona superiore
    5
    • zona frontale
    5
    • zona laterale
    3
    • zona inferiore
    1

    Oppure, per un elettromestico potremmo identificare :

    • parte laterale/frontale
    5
    • parte interna
    5
    • parte inferioreli>
    3
    • parte superiore
    1
  2. Definire i possibili difetti estetici e attribuirne una gravità
    Suddiviso l’oggetto nelle parti che lo caratterizzano, deve essere fatto un elenco dei possibili difetti estetici e a ciascuno di essi deve essere attribuito un valore di gravità che va da 1 a 4.
    Pertanto il valore 1 rappresenta un minimo difetto (o un minimo pregio), mentre il valore 4 rappresenta un grande difetto, come ad esempio:

    • superficie opaca
    3
    • macchia di dimensione piccola ( diametro < 1 mm )
    1
    • macchia di dimensione grande ( dimensione > 3 mm )
    4
    • presenza di micro puntinatura
    2
    • diversa tonalità del colore
    3
    • ondulazione della superficie
    2
  3. Definire un range di accettabilità del difetto
    Deve essere stabilito un range di valori che rappresentano l’accettabilità del difetto (o il valore del suo pregio).
    Potremmo definire la seguente scala di valori:

    • da 1 a 10 difetto accettabile (o minimo pregio)
    • da 11 a 15 difetto al limite dell’accettabilità
    • da 16 a 20 difetto inaccettabile ( o elevato pregio ).

Dotando di queste tabelle le persone preposte a controllare la qualità estetica degli oggetti e quindi a cercarne eventuali difetti o pregi, saremo in grado di ottenere da tutte la stessa valutazione per un identico difetto o pregio, annullando in questo modo la valutazione soggettiva influenzata dalla sensibilità della singola persona.

Esempi applicativi:
Supponiamo che il vaso oggetto di analisi presenti una macchia di dimensione grande (gravità 4) sulla zona frontale ( peso 5).
Questo difetto avrebbe un peso il cui valore è: 4 x 5 = 20
Pertanto, nella nostra scala di valori, il difetto ha un peso superiore a 15, quindi non è accettabile.
Oppure, il forno a microonde presenta una diversa tonalità di colore (gravità 3) nella parte laterale (peso 5) perciò ha un difetto così catalogabile: 3 x 5 = 15
In questo caso il difetto ha peso 15 e sarebbe al limite dell’accettabilità.
Allo stesso modo si può procedere con la valutazione dei pregi degli oggetti, assegnando pertanto un carattere positivo ai valori più elevati.

 

Immagine: FreeDigitalPhotos.net

2 thoughts on “Un metodo in 3 passi per valutare e misurare pregi e difetti di un oggetto

  1. Buonasera Stefania, il metodo è una geniale applicazione dalla teoria dei rischi secondo la quale il rischio di un infortunio è proporzionale all’effetto atteso ( lieve o grave ferimento ) e alla sua probabilità che accada :
    R = E × P.

    Vittorio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *