INDICE:
- Come cambierà il mondo del lavoro?
- Chi si sarebbe mai aspettato di vivere una pandemia globale? E soprattutto, chi si sarebbe aspettato queste conseguenze per il mondo del lavoro?
- Dopo gli studi quale sarà l’approccio con il mondo lavorativo?
- Qualche testimonianza in più…
- Come cambierà il mondo del lavoro dopo il covid?
Il covid-19 è un virus diffuso in tutto il mondo dal 2019, e sta tutt’ora influenzando e cambiando le nostre vite e soprattutto l’economia globale.
La pandemia ci ha fatto capire il rischio del contatto fisico e le aree di lavoro comuni:
- ristorazione
- cura della persona
- servizi clienti
Sono le categorie più colpite e quelle che ne risentiranno di più per l’abbassamento della domanda del mercato.
Al contrario, la domanda nel settore sanitario, tecnologico e matematico è in aumento, poiché si cerca di controllare il più possibile la salute della popolazione e creare nuove tecnologie per prevenire un’altra possibile pandemia.
- Chi si sarebbe mai aspettato di vivere una pandemia globale? E soprattutto, chi si sarebbe aspettato queste conseguenze per il mondo del lavoro?
Questa pandemia è stata come un “fulmine a ciel sereno” nell’ambito lavorativo, in quanto ci ha colti impreparati a gestire il lavoro.
Per “gestione del lavoro”, non si intende il lavoro di tutti i giorni, ma bensì ritrovarsi chiusi in casa, isolati da tutti i colleghi, dietro ad uno schermo del computer.
La soluzione a tutto ciò, è stato lo smart working, cioè lo svolgimento degli affari lavorativi in casa.
Questo fenomeno ha messo alla prova molte persone, giovani e addirittura anche meno giovani…
Esso, inoltre, ha favorito lo sviluppo della digitalizzazione.
Il digitale è diverso dal lavoro tradizionale per quanto riguarda modalità e costi.
È un lavoro più versatile, dove il lavoratore sceglie tempi e luoghi:
- spiaggia in vacanza
- in treno
- in aereo
- ovunque.
Questa futura attività lavorativa non è solo per i giovani, ma per tutti, anche per i professionisti.
Sarà molto importante poi, acquisire nuove conoscenze e ovviamente essere sempre pronti al cambiamento.
- Dopo gli studi quale sarà l’approccio con il mondo lavorativo?
Molte fonti attendibili ci fanno capire che i più colpiti di questa pandemia, sia economicamente, sia psicologicamente, siamo noi giovani.
In questi due anni, non si sono svolti gli stage: questo fatto è molto preoccupante, in quanto noi giovani non abbiamo un’idea in prima persona di quello che sarà il mondo lavorativo.
Gli stage non sono stati fatti perché tantissime aziende hanno deciso di sospenderli, in quanto hanno avuto due anni assai critici, dando precedenza ai propri interessi e pensando alla sopravvivenza dell’azienda, per sostenere le spese, produrre e pagare i dipendenti.
È un po’ difficile cercare di capire come noi giovani ci approcceremo al mondo lavorativo, perché nelle nostre mani, per il momento, abbiamo solamente esempi di lavoro, ma non abbiamo potuto sperimentarlo attivamente.
Una notizia di qualche giorno fa si intitolava: “Mamme disperate, lasciano il lavoro per guardare i figli”: Ciò fa capire come questo cambiamento radicale delle nostre abitudini di vita e di lavoro abbia colpito davvero tutti, direttamente e indirettamente.
… Qualche testimonianza in più…
“Purtroppo questa pandemia ha scosso un po’ tutti, sia i giovani per averli privati di uscire e viversi la loro adolescenza e farsi le proprie esperienze di vita, sia i più anziani, per farli vivere con la costante paura di contrarre il virus e abbandonare tutti i loro cari.
Anche nell’ambito lavorativo ha creato molti problemi.
Non potendo uscire è stato difficile mandare avanti l’economia.
Purtroppo anche ora, pur essendo passati due anni, molti sono ancora senza lavoro e non possono sfamare le loro famiglie.
Noi giovani non abbiamo avuto possibilità di esercitare concretamente un lavoro, dato che le aziende non si fidano ad assumere ragazzi.
Questo fatto fa diminuire le nostre possibilità di entrare il prima possibile nel mondo lavorativo.
Se questa situazione pandemica andrà avanti ancora molti anni, i giovani saranno costretti a lasciare le loro case per rifugiarsi in paesi con possibilità lavorative più alte”:
- Arianna, 18 anni
“ VIRUS: parola che da due anni a sta parte fa paura…
COVID-19: sigla per indicare la malattia respiratoria causata dal virus…
QUARANTENA: isolamento forzato causato dai contagi che si sono triplicati in pochi giorni…
TAMPONI: test per verificare la positività del soggetto al virus…
ASSEMBRAMENTI: parola che per noi giovani voleva dire vita fino a due anni fa, e che abbiamo dovuto abbandonare…
VACCINO: finalmente la luce in fondo al tunnel…
Tutte queste parole sono diventate “pane quotidiano” per le nostre vite…
Probabilmente stiamo uscendo da questa guerra, che purtroppo si è dimostrata molto più pericolosa della guerra con pistole e fucili.
Da questa battaglia, a differenza di quella armata, siamo stati tutti bersagliati.
Spero che prima o poi la vita normale che ci è stata tolta riprenda a pieno ritmo:
i bimbi a scuola e i genitori al lavoro, come doveva essere se questo virus non ci avesse travolto”.
- Laura, 18 anni
“ Tutto ciò ha colpito anche noi, privandoci nel compiere il nostro stage.
Un’opportunità di vivere un’esperienza fondamentale nel nostro percorso di studi.
Tante volte ho pensato,con l’entusiasmo e la voglia di conoscere ciò che mi aspetterà, a come quest’esperienza mi sarebbe stata d’aiuto per le mie decisioni future.
Anche perchè sono convinta di aver perso un’avventura interessante e stimolante che mi sarebbe piaciuta.
Ciò che più mi auguro è che tutto finisca al più presto e che tutti possano ritornare alla loro quotidianità”.
- Maria, 17 anni
“ Dopo aver vissuto una lunga pandemia globale, penso che il mondo del lavoro non ritornerà più come ai vecchi mezzi di prima.
I vantaggi dello Smart Working, dove le riunioni si svolgono sulle piattaforme online, saranno uno strumento delle grandi aziende visti i costi irrisori che sostituirà definitivamente il viaggio di lavoro, soprattutto nelle aziende dove si può evitare la presenza del personale per il meeting.
La mia esperienza diretta riguarda mia mamma, in Smart Working da marzo 2020: le abitudini modificate, la semplicità di lavorare da casa, il gestire il carico di lavoro in modo autonomo sono i punti in cui mia mamma ha deciso di proseguire anche in questo periodo e prevede di farlo ancora a lungo.
Sicuramente questa modalità di lavoro non la ritengo la migliore per quanto riguarda i giovani, che dopo gli studi si avvicinano al mondo del lavoro, poiché lavorare negli ambienti aziendali è sicuramente più formativo ed aiuta a sviluppare le competenze, che data la sospensione degli stage di formazione scolastici, sono sicuramente da acquisire per svolgere al meglio la propria mansione in un ambiente lavorativo dove più persone devono lavorare.”
- Francesco, 19 anni
“Purtroppo tutto questo ha messo in pausa il nostro modo di vivere.
Tutti abbiamo avuto più tempo per pensare a noi stessi e al nostro futuro.
Ovviamente come abbiamo visto il digitale si sta impossessando del lavoro tradizionale in quanto ha più vantaggi e meno costi.
Questo mi ha fatto riflettere che anche in periodi drammatici si possono trovare idee e/o portare il proprio business a un livello migliore.
Perciò stiamo attenti alle opportunità che circolano in giro, perchè in questo periodo è pieno.
Investi su te stesso, impara nuove cose e vedi come modificare la tua vita”.
- Uran, 19 anni
Articolo redatto da:
Laura, Francesco, Uran, Maria, Arianna
