L’ansia è un disturbo che si sta diffondendo sempre più e molte persone ne soffrono.
L’ansia è una caratteristica del mondo moderno, dove tutti si sentono un po’ sotto stress e angosciati, ma l’ansia è un fenomeno naturale e primitivo che è indispensabile per attivare le nostre difese quando siamo di fronte a un ostacolo o a una situazione potenzialmente pericolosa, creando sensazioni di disagio.
Molti disturbi caratterizzano l’ansia o l’attacco d’ansia, generalmente percepita come uno stato emotivo molto spiacevole e definita tale solo quando il livello di attivazione neurofisiologica rimane elevato anche dopo la cessazione dello stimolo pericoloso.

L’ansia può colpire tutti anche se le donne fra i 30 e i 50 anni sono in leggera prevalenza.
Le categorie più colpite sono i lavoratori dipendenti ed i manager, anche se ultimamente sono molto colpiti anche i giovani a causa della precarietà sia del mondo del lavoro che della vita di coppia.
Secondo una fonte autorevole di dati statistici (OMS) nei paesi occidentali l’ansia colpisce in media 1 persona su 5, almeno una volta nel corso della propria vita.
In Italia ne soffrono quasi il 20% delle persone, mentre gli ansiosi cronici sono quasi il 10%.
Che cos’è l’ansia
L’ansia è definita anche “UNA PAURA SENZA IL SUO OGGETTO” perché molto spesso compare senza un preciso motivo.
L’ansia è un fenomeno naturale che ci serve per attivare importanti difese finalizzate al mantenimento della nostra vita. L’origine del disturbo d’ansia è legata all’alterato funzionamento di alcuni circuiti cerebrali che coinvolgono la produzione della serotonina e della noradrenalina.
L’ansia accompagna l’uomo fin dall’età della pietra, quando era un’emozione positiva e serviva come allarme in ambienti ostili pieni di pericoli e di minacce.
Il disturbo d’ansia può manifestarsi in un qualunque momento della vita, spesso in corrispondenza di periodi di transizione particolarmente critici, quando dobbiamo affrontare delle nuove sfide lavorative o personali, o quando ci si trova di fronte a scelte difficili.
È un disturbo associato alla nostra sfera emotiva ed è un particolare stato fisico e mentale che sopravviene nel momento in cui siamo sollecitati da una situazione di pericolo o di incertezza, sia essa di natura esterna o di natura interna.
La situazione esterna è quella reale e percepita da noi come un pericolo che possa comportare un rischio per la nostra incolumità.
La situazione interna è quella immaginaria, un pensiero negativo, un dialogo interno negativo.
In questo caso l’ansia è la risposta corporea a un disagio della mente.
La funzione dell’ansia è di ridurre o farci evitare le situazioni di pericolo, richiamando la nostra attenzione e mettendoci in guardia, stimolandoci a realizzare e a raggiungere obiettivi molto importanti per la nostra vita.
L’ansia agisce a livello sub cosciente per tenerci lontani dalle situazioni pericolose e lo fa creando sensazioni di disagio che hanno lo scopo di impedirci di fare certe azioni.
L’ansia effettua un’attivazione neurofisiologica riscontrabile da questi effetti :
- aumento di adrenalina e corticosteroidi,
- battito cardiaco accelerato,
- aumento della pressione sanguigna e vasocostrizione periferica,
- aumento del ritmo respiratorio e “ fiato corto ”,
- vampate di calore o di freddo,
- sudorazione delle mani e del resto del corpo,
- aumento del flusso sanguigno nelle masse muscolari,
- aumento della tensione muscolare,
- evacuazione dell’intestino,
- sospensione delle attività digestive,
- dilatazione delle pupille.
Appare chiaro come questa attivazione neurofisiologica era importante per la sopravvivenza della persona che viveva in un ambiente primitivo ostile e che doveva affrontare le situazioni al meglio delle proprie capacità fisiche, quando la prontezza fisica era molto importante.
L’attivazione immediata significava essere in grado di attaccare o di fuggire da un predatore, oppure di rimanere perfettamente immobile.
Uno spavento improvviso può scatenare la sensazione di paura solo se la situazione viene percepita come tale per mezzo della via riflessa o se l’apparato cognitivo la può confrontare con situazioni già sperimentate in passato e vissute come pericolose.
Ad esempio se un animale si salva da un attacco di un predatore, gli è sufficiente sentire un ruggito o vedere gli altri animali del branco correre via di scatto perché il suo sistema simpatico si attivi attraverso una via nervosa riflessa e perciò immediata.
E’ normale sobbalzare quando ci si spaventa per uno stimolo improvviso percepito come pericoloso, ed è normale che al cessare di tale esposizione l’ansia rientri.
Se l’attivazione comincia con la percezione del pericolo e finisce con la sua cessazione, l’ansia non subentra.
L’ansia è normale , quando rappresenta una risposta naturale dell’organismo a situazioni di stress o pericolo.
In questo caso il livello di attivazione neurofisiologica è limitato e dura poco, esso è proporzionato alla difficoltà che abbiamo davanti, non c’è sensazione sgradevole o di sofferenza, ed aumenta l’efficacia ed il rendimento delle nostre attività, non compromette né le attività lavorative, né il rapporto con le altre persone.
Non diventa mai un ostacolo all’attività ma ci rende più pronti, attenti, efficienti, è uno stato incentivante per le nostre attività e ci permette di “rendere di più”.
Quando il livello di attivazione neurofisiologica, anziché essere temporaneo come in seguito ad uno spavento, rimane costantemente elevato e perdura anche alla cessazione degli stimoli pericolosi o quando gli stimoli non sono obiettivamente pericolosi, allora tutto ciò diventa nocivo e si parla di sofferenza d’ansia.
Quando l’ansia smette di essere uno stimolo e diviene un disturbo, allora si parla di patologia.
L’ansia come malattia
Cerchiamo di capire insieme perché un meccanismo naturale di difesa diventa in una vera propria malattia.
Possiamo affermare che si tratta di malattia quando l’intensità dell’attivazione neurofisiologica è eccessiva rispetto alla difficoltà da fronteggiare, si avverte una sensazione di disagio e di sofferenza, vengono ridotte le capacità di concentrazione, la memoria e l’efficienza personale ne risentono e si presentano difficoltà nei rapporti sociali.
Oggi, tranne per chi svolge lavori particolari o vive in ambienti molto ostili dal punto di vista fisico, la risposta di ansia del nostro corpo è inadeguata alla situazione.
Nel mondo moderno, tutti quei pericoli che potevano preoccuparci nel mondo primitivo non ci sono più, oggi abbiamo tutto e spesso l’ansia riguarda la voglia di superare i propri limiti.
Quando l’attivazione neurofisiologica è molto alta e si presenta costantemente e continuativamente per periodi sempre più lunghi, iniziando a compromettere le nostre attività di tutti i giorni come quelle lavorative ed i rapporti con colleghi e familiari, allora siamo in presenza di una malattia.
L’ansia ha in sé una natura aggressiva e ciò porta agitazione nell’individuo.
Chi soffre d’ansia ha una eccessiva preoccupazione per il futuro, ha paura di non riuscire a fronteggiare i problemi di tutti i giorni, come le responsabilità sul lavoro e in famiglia, ha paura della vita che deve ancora vivere.
La persona ansiosa vive in un costante stato di allarme che la induce a temere disgrazie, incidenti e insuccessi e a non tollerare le situazioni competitive.
Molte persone soffrono d’ansia perché hanno paura di non farcela, di rimanere indietro, di venire tagliati fuori, di non essere all’altezza.
Non importa se riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi, l’ansia è la nostra volontà di metterci sempre al posto giusto nel momento giusto, di saper sempre cosa fare, e di farlo sempre al meglio.
Gli obiettivi che oggi le persone si pongono sono il posto di lavoro fisso, le certezze economiche, le sicurezze affettive.
L’ansia ci ricorda che tutto questo può essere cancellato e spazzato via in un attimo, la paura che ci affligge nel mondo moderno è di perdere tutto questo.
Soffriamo d’ansia anche perché non ci sentiamo utili, perché ci sembra di non servire a nessuno, perché non sappiamo dove stiamo andando, perché non troviamo un senso nelle cose che facciamo.
L’ ansia non va confusa con la depressione in quanto l’ansia si impadronisce di noi all’improvviso, ci colpisce senza preavviso e in pochi istanti cresce fino a limitarci nelle nostre attività di quel momento.
La depressione invece si insidia in noi più lentamente e poi ci distrugge, rendendo ogni attimo della nostra vita grigio e triste.
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